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A Bloomsbury Tale | a scented path

Disse che ai fiori ci avrebbe pensato lei. Si era decisa a provvedervi personalmente: alla festa, quella sera, nessun angolo di casa doveva esserne privo. Aveva pensato a dei mughetti qua e là, ad una profusione di rose, a dei giacinti azzurri e bianchi, forse anche a dei lillà – che fiore antico sempre così sorprendente!, tutti accomodati con sapiente casualità sui tavoli, sulle consolles  e sul bovindo. Che gioia! Che terrore! Per un momento si chiese se non fosse il caso di prendere anche qualche fiore più carnale, magari degli amaryllis rossi, ma scacciò l’idea, dicendosi che solo quando sarebbe stata dal fiorista avrebbe pensato se comperarli.  Indossò il soprabito, controllò di avere almeno il denaro sufficiente in tasca e poi, senza un apparente motivo, corse su per le scale, dritta dritta verso la camera da letto. Era appena stata risistemata: il letto rifatto per bene, la toeletta il profumo la cipria la spazzola la scatola dei gioielli……. e il vestito di seta verde steso sul letto. Aveva chiesto alla cameriera di adagiarvelo comodamente una volta fosse stato rifatto. Le ricordava un amante pronto ad accoglierla: corse in camera come per salutarlo, ma non per un semplice arrivederci, bensì per una promessa. Lo guardò: era bellissimo. Si guardò  allo specchio: riflessa, appariva già pronta e bella per la festa, con la collana di perle e granati ed i capelli raccolti in uno chignon morbido.Un lieve sorriso le sfuggì e si rimirò attentamente: chi guardava  nello specchio le dava una sensazione di soddisfazione. Nonostante l’età e i segni sul viso, quello, pensò, era un momento perfetto. Era lei e sì, si piaceva. Chiuse la porta della camera come se volesse suggellare un patto tra sé e sé e scese le scale. Una volta chiusasi alle spalle la porta di casa s’incamminò velocemente per  Westminster: i fiori il vestito la festa, Paul!  lo avrebbe finalmente rivisto dopo tanto tempo! il menù e poi gli uomini di  Rumpelmayer per i cardini della porta. Sì: in quel momento si era veramente sentita lei stessa e scacciò la sciocca idea di essere stata felice quasi con impudenza. Non sentì nemmeno la voce della cameriera che dall’altra parte della strada la chiamava “Signora Dalloway! Signora Dalloway, l a sua borsetta!”. Guardò il cielo: era maggio inoltrato e sarebbe stata una magnifica giornata.

Paul Klee (Münchenbuchsee, Berna 1879 – Muralto, Locarno 1940), AVVENTURA DI UNA RAGAZZA, 1922, Londra, Tate Gallery

Una ragazza, una donna al centro della scena ed una miriade di elementi sparsi qua e là  di contorno: una freccia rossa, un punto rosso, un cane con il muso come un pellicano, un pesce, un insieme di punti e linee che definiscono la superficie per quest’ opera di Klee maturo e nella quale si condensa l’esperienza didattica dell’artista all’interno del Bauhaus.  E’ il 1922 e le cose stanno cambiando velocemente:  questo acquerello, nonostante la sua apparente semplicità ed il gioco sapiente di bilanciamenti (la freccia rossa in basso a sinistra che compensa e “raddrizza” l’inclinazione della ragazza e che trova il suo simmetrico contraltare nel punto rosso in alto a destra), mette in luce un aspetto fondamentale: chiede l’aiuto dello spettatore ed è -mi sia concesso- un flusso di coscienza. E’ lo spettatore che dovrà trovare l’esito dell’avventura della ragazza, perché,  quale che sia l’avventura non è dato infatti di sapere ed ognuno può trovare la propria storia particolare. Ho cercato un legame particolare con “La Signora Dalloway” di Woolf -cui le poche righe più su s’ispirano- proprio per rintracciare il rincorrersi dei pensieri della protagonista del romanzo.

Chissà che profumo avrebbe indossato quella mattina la Signora Dalloway. E visto che i fiori li avrebbe comperati lei, penso che non avrebbe esitato un secondo con VICOLO FIORI di ETRO e con JARDIN CLOS di DIPTYQUE.

Su primi accordi di geranio, fiori d’arancio con rose colte al mattino,  si legano  le  ninfee e fiori di loto in un bouquet rinnovato da garofali, campanule e fiori bianchi. Ecco poi far bella mostra di sé un tocco di mandarino, reso caldo da sandalo e vaniglia: quanto basta per ampliare gli armonici e creare un jus raffinato e romantico al punto giusto,  ma non lezioso.

Jardin Clos è un richiamo ad un giardino di un cottage nei Cotswolds a maggio inoltrato: questa fragranza (che ignoro sia ancora disponibile) è un inno alla stagione in pieno fiore.  Un nota d’apertura di melone si fa largo tra i lillà e i giacinti, per lasciare posto al legno di cedro… 

E per la sera? Che profumo avrebbe indossato alla festa la Signora Dalloway per rendere ancora più prezioso quel magnifico vestito di seta verde?

Io non ho dubbi: EAU DU SOIR di SISLEY: un classico dei Principi d’Ornano. Una sinfonia dalla straordinaria ricchezza olfattiva. Nonte fresche e di agrumi sapientemente accordate ai toni cipriati. Un’ode alla fenminilità con un cuore fondente e sensuale.

Per  questa “atmosfera Bloomsbury” rimando a : V. Woolf, La Signora Dalloway, edizone con  note, traduzione e saggio conclusivo  a cura di Nadia Fusini, Mondadori Collana I Merdiani, nonché ad un altro straordinario romanzo: M. Cunningham, Le Ore, Bompiani.       Rimando altresì a: “Chi non ha paura di Virgina Woolf”,  recensione di Daniel Mendelsohn al film “The Hours” di S. Daldry , sta in “Bellezza e Fragilità”, Neri Pozza, collana Bloom.     Caldeggio la lettura anche di: E.Schowalter, A literature of their own: British women novelists from Bronte to Lessing, perché è vero che c’è “una stanza tutta per sè”. Sulla scia del saggio di Woolf, rimando a  due romanzi: A. Giménez -Bartlett, Una stanza tutta per gli altri, Sellerio e R. Kennedy,  Io avevo paura di Virginia Woolf, Guanda.

Da ultimo, segnalo l’opera di Dora Carrington che, seppur non facesse parte dei Bloomsberries, ebbe con Lytton Strachey una lunga storia d’amore, testimoniata da questo ritratto affettuoso e carico d’amore.

Dora Carrington (29 March 1893 – 11 March 1932), RITRATTO DI LYTTON STRACHEY, 1916.

Per il Bloomsbury Set  e per il circolo dei pittori del gruppo quali Roger Fry e Dora Carrington rimando a : A. Gerstein, Beyond Bloomsbury: Designs of the Omega Workshops 1913-19,exhibition catalogue , Courtauld Gallery, Fontanka Press 2009 .

Per Lytton e Dora: G. L. Strachey, Ritratti in miniatura, Sellerio e a M. Holroyd, Lytton Strachey. L’arte di vivere a Bloomsbury, Il Saggiatore, 2011;

A presto,

Nichka

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Aprile è il più crudele dei mesi

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.

Thomas S. Eliot, The Wasted Land -La terra desolata, 1922