LA GUIRLANDE | Grappoli di cose visibili e invisibili, di piaceri grandi e piccoli

L’antefatto

Questo post comincia con il seguente scambio in chat.

IO: Tutto bene?

INTERLOCUTORE: Sì, grazie. E tu?

IO: Si lavora e si studia.

INTERLOCUTORE: Lavorare e studiare: cosa c’è di meglio?

La risposta

Se una persona ha il grande privilegio di poter svolgere il lavoro e la professione da sempre perseguito e al quale si è dedicata con anima corpo e sacrificio, penso che non via sia niente di meglio. Tuttavia, per coloro i quali il destino -per scelte e contingenze- non ha dato questa opportunità, vi son granelli che –parcellizzati o  raggruppati di giorno in giorno- sono quel niente che fan qualcosa.

Anni fa era stato Philippe Delerm ad inaugurare un canone di piccoli piaceri che rendevano i giorni più belli; poi fu la volta di Françoise Héritier…ora tocca a me.

Cosa c’è di meglio, allora, che lavorare e studiare?

Mozart suonato da Benedetti Michelangeli (perché ci son dei trilli che fan davvero battere il cuore); Bach in tutta la sua siderale bellezza; Couperin, Palestrina, Thomas Tallis e la musica antica. I notturni di John Field e la musica per viola da gamba suonata da Jordi Savall.  Capire, a quasi cinquant’anni suonati, che Stravinsky era davvero un genio e abbandonarsi alle prime battute del “Prélude à l’après-midi d’un faune” di Debussy.

Inventare con mia nipote Allegra le nuove avventure di “Oscar-il-leone-a-righe-che-mangia-solo-lamponi”; vedere tutti i tuoi nipoti spegnere le candeline di anno in anno; passeggiare nel grande giardino voluto da mia madre per ascoltare il canto dei tigli in estate; una bella conversazione con un buon bicchiere di vino ed una compagnia che non vorresti finisse mai. Un calice di Chablis, di Borgogna o di Amarone. Il Condrieu con gli asparagi. Le ostriche. Gli spaghetti al pomodoro; pan y tomate a Barcellona (“fate l’amore e pane pomodoro”, diceva Manuel Vásquez-Montalbàn). Odorare la menta, il basilico e il rosmarino.

***

Camminare in un assolato primo pomeriggio agostano nel silenzio di Villa Adriana; girovagare senza meta per Roma e Venezia. Venezia in ogni tempo e con ogni tempo. Il mare oceano alla Pointe du Raz in Bretagna; il cielo immenso della Normandia; la strada tra gli ulivi che porta da San Gimignano a Certaldo.

Tua sorella che ti mette lo smalto con attenzione sacrale; la spensieratezza dei bambini; i film di Fabrice Luchini e la saga di Star Wars che potresti rivedere all’infinito. Le canzoni di De André, Tenco e Francesco de Gregori. Cantare le canzoni di Edith Piaf e le arie di Mozart e dirti che sei ancora intonata.

***

Non vi tedierò inanellando una serie di opere d’arte: ciascuno ha le proprie, tuttavia ci sono due o tre cose visibili e invisibili che vorrei mettere per iscritto poiché stanno a me come pietre miliari. Esse sono: il silenzio immagato e pieno di stupore di quando ho visto per la prima volta il Polittico dell’Agnello Mistico a Gand; il blu unico delle vetrate di Chartres; la Madonna del Cancelliere Rolin di Jan van Eyck; gli affreschi del Mantegna nella Cappella Ovetari; il cielo stellato di Giotto agli Scrovegni; il giardino Monet a Giverny; l’outrenoir di Pierre Soulages; le tele di Rothko.

La sensazione di quando ti chiudi alle spalle la porta dell’ufficio e sei in vacanza; la consapevolezza, tutta personale, quando metti il punto finale al testo che hai scritto e sai che…“va bene così”. La trepidazione mista ad ansia quando aspetti di conoscere il giudizio su ciò che scrivi da parte del tuo “lettore ideale”. I libri che ti aprono mondi nuovi e che sono scritti in punta di penna e la gratitudine grande che si prova verso il loro autore. I romanzi gialli di Fred Vargas; la prosa di Marguerite Yourcenar e di Benedetta Craveri; Cosimo Piovasco di Rondò e Natalia Ginzburg.

***

L’amore infinito di quanto pettini tua mamma terminale e le metti anche due gocce del suo profumo dietro gli orecchi, perché lei lo ha sempre fatto. Imparare a lasciare andare le persone. Perdonare e perdonarsi; comprarsi un abito che ti fa sentire la donna più bella del mondo seguendo il consiglio della tua amica; abbracciare qualcuno che non vedi da tempo e sapere che, nonostante gli anni, nulla è cambiato; guardare un uomo mentre si fa il nodo alla cravatta; mettersi un rossetto fenomenale e guardarsi allo specchio prima di uscire a cena. Una festa; ballare mentre Charles Trenet canta “La Mer”. Fare l’amore la domenica mattina, lentamente. Sentire l’odore di una pelle e memorizzarla (ognuno ha le proprie perversioni, lo so); cercare quella piccola insenatura tra il collo e la clavicola –vera e preziosa carte de Tendre che solo l’intimità conosce- nella quale si raccolgono i gemiti, i sospiri e le parolette brevi dell’amore. Il silenzio che non necessita di parola alcuna; immaginare l’effetto sorpresa quando lasci un bigliettino d’amore nella tasca di una giacca, dei pantaloni o sotto il cuscino.

Sentirsi vivi. Scoprire che, a volte, le grandi consapevolezze di se’ vengono gentilmente offerte da cose ben piccole. Le cose piccole e le piccole cose che stanno ai margini. I margini dove brulica la vita.

E sì, anche studiare.

Potrei continuare all’infinito, ma è bene sapere anche fermarsi, come è doveroso sempre ringraziare chi stimola la creatività e, pertanto, questo post non può che essere dedicato al mio interlocutore, il quale ha avuto il grande merito di farmi riflettere su cosa vi sia e se vi sia di meglio che lavorare e studiare.

Grazie.

A presto,

Nichka

Playlist:

  • Georg F. Haendel, Concerto a due cori n.2, HWV 333, V mov., Academy of Ancient Music, Christopher Hogwood;
  • Thomas Tallis, Spem in alium, Ora Singers;
  • François Couperin, Les Baricades Mystérieuses(6ème ordre) ; Les Ombres Errantes (25ème ordre); Le Tic-Toc-Choc (Les mallotins, 18ème ordre), Alexandre Tharaud, Harmonia Mundi.

4 pensieri riguardo “LA GUIRLANDE | Grappoli di cose visibili e invisibili, di piaceri grandi e piccoli

  1. Ciao Nichka, spero che tu stia bene, mi è piaciuto molto il tuo articolo, in fondo parli della capacità di emozionarsi, anche con la cosa più semplice, questa capacità ci tiene in vita e ci umanizza. Se l’emozione è condivisa e riusciamo a trasmettere le nostre passioni o nell’arte o condividendo la luce di un paesaggio… è già estasi. Ti mando un abbraccio. (A proposito, condivido la tua ammirazione per Jordi Savall) Lluís Comín
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    ________________________________

    1. Caro Lluís! Grazie per la tua attenzione e il tempo che hai dedicato alla lettura! Jordi Savall è un patrimonio per l’umanità intera. Un grande abbraccio! Nichka

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