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CHIAROSCURO WUNDERKAMMER

Secondo quanto narrano gli Inni orfici, agli inizi del mondo, la Notte si congiunse con il vento ed essa depose un uovo argenteo, la Luna, dalla quale sarebbe poi nato Eros-Fanete, il desiderio che muove l’universo.

IMG_20130428_173236Studio d’arte della Mostra “MY KINGDOM” di Tanel Veenre in Monaco di Baviera durante Schmuck 2013.

Nel mito greco, la Notte è la grande dea Nyx, che di giorno vive in una caverna e che al tramonto appare con il carro trainato di cavalli neri e col suo abito trapunto di stelle. I suoi figli sono il Sonno, dispensatore degli affanni diurni, ed altre creature scellerate come le Parche, la Nemesi, e Thánatos, la morte. Ambivalente sempre e perturbante nel suo doppio significato, alla Notte, dunque, è associato il ruolo di madre primordiale nonché sorgente di tutte le cose e possibilità: possibilità che si manifesteranno alla luce del giorno.

 E’ da un inno “sulla notte dei tempi” che il bianco ed il nero sono congiunti.

Considerati entrambi come non colori, l’uno come l’assenza di tutti, l’altro come la somma di tutti, il nero ed il bianco sono da sempre complementari. Dal caos della notte della creazione al cronos, al tempo ordinato in un susseguirsi di luce e buio a scandire la Vita, ma entrambi, seppur complementari, sempre visti in una duplice valenza lungo corso dei tempi e dei secoli.

IMG_20130428_052844TANEL VEENRE, Piccoli Trofei, serie Trophies.

Nero è un non colore per eccellenza: è il buio e del buio si ha paura. E’ il colore del lutto in tutto l’occidente ed è associato alla morte; nero è oscurità profonda senza speranza…(anche se sempre non è stato così), ma anche promessa di futura resurrezione: nigredo è il primo stadio della conoscenza alchemica.

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Bianco è assenza: il nostro lessico porta ancora traccia dell’idea che il bianco sia mancanza. Si dice “andare in bianco” per definire una situazione che non poterà a nulla; ma bianco in Asia è colore della morte poiché i corpi diventano luce, ed ancora il bianco, durante il Rinascimento e secondo la teoria degli elementi e dei temperamenti, era il colore dei nati sotto Saturno, i melanconici…

hANNA lILIENBERGHANNA LILJIENBERG, spilla.

Ecco il mio desiderio (ed anche su questo lemma potremmo discutere:”desiderium” come mancanza alla latina?) è quello di introdurvi in una stanza delle meraviglie nella quale il bianco ed il nero dialogano. Perciò, stando alla natura stessa della Wunderkammer, non troverete solo opere d’arte, bensì ogni sorta di oggetti che possano, fisicamente e soggettivamente, ricondurre al bianco e al nero: un sentiero lungo due colori. Non ci sarà nemmeno una cronologia poiché nelle Wunderkammern si stipano gli oggetti. Ogni opera sarà corredata di una didascalia che spero possa fornirvi una chiave di lettura per un percorso personale…ma che offra altresì la possibilità di confronto, interazione e condivisione.

BLACK & WITHE BALL_CAPOTEIl 28 novembre del 1966, all’apice del successo dopo la pubblicazione del suo romanzo “A sangue freddo”, Truman Capote organizzò una festa per pochi eletti few…rigorosamente in maschera e in bianco e nero: Il BLACK AND WHITE BALL. Foto di Elliott Erwitt, tratto da N. FOULKES, BALS. Legendary Costume Balls of the twntieth century, Assouline ed.

Da ultimo, questo post non desidera essere un essai su un argomento trattato con molta più dovizia e profondità da altri, né vuol essere un lavoro compendiario e di  annotazione di studiosi e ricercatori che da anni si applicano su questo tema e ai quali rimando per una più approfondita lettura.

BIBLIO LENS

  • CENNINO CENNINI, Il libro dell’arte. A cura di Fabio Frezzaro, Neri Pozza;
  • MICHEL PASTOUREAU, Nero. Storia di un colore, Ponte alle Grazie;
  • MICHEL PASTOUREAU, Blu. Storia di un colore, Ponte alle Grazie;
  • MICHEL PASTOUREAU, Il piccolo libro dei colori. Colloquio con Dominique Simonnet., Ponte alle Grazie;
  • MATILDE BATTISTINI, Simboli e Allegorie, collana Dizionari dell’Arte, Electa;
  • JURGIS BALTRUŠAITIS, Il Medioevo fantastico, Adelphi;
  • P.PARSHALL – D. LANDAU, The Renaissance print, Yale University press;

delightoJ. BOSCH, TRITTICO DELLE DELIZIE, sportelli esterni, 1503-04, Madrid, Prado. ◊  “In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.” BIBBIA, Genesi 1-5. ◊ La terra, racchiusa in un meravigliosa bolla trasparente di cristallo, aleggia nel silenzio della creazione al suo terzo giorno nel dipinto di Bosch, che ne dà una tale e raffinata raffigurazione da non poter competere con null’altro al mondo.  ♦ Per BOSCH, vedi R.H. Marijnissenen – P. Ruyffalaere, BOSCH, Rizzoli 1989.

bosch23J. BOSCH, Visioni dell’Aldilà (ali di un polittico?), “Salita all’Empireo”, olio su tavola, 1500-03, Venezia, Palazzo Ducale. ◊ Di proprietà della famiglia Grimani, poi passato alla Serenissima, questo pannello fa parte di una serie di quattro che potrebbe essere stato una delle ali di un polittico scomparso. Definita da  Marcantonio Michiel come “la tella delli sogni”, questa salita all’Empireo è stupefacente non solo per la tecnica esecutiva che rende con magnifica accuratezza gli sbalzi luministici, ma anche   per tutte quelle meravigliose stesure vetrose tipiche di Bosch. In uno straordinario conflitto fra luce ed ombra si dispiega così anche un’iconografia che ha trovato più chiavi di lettura  e sulla quale ancora oggi la critica dibatte.  ♦ Per saperne di più “LE DELIZIE DELL’INFERNO. Dipinti di Jheronimus Bosch e altri fiamminghi restaurati.”, catalogo della mostra, Venezia, Palazzo Ducale, maggio-agosto 1992, Il Cardo ed.

BETTINA DITTLMANN_

BETTINA DITTLMAN, spilla.  ◊ Da me ribattezzata “The cosmic wonder: bellezza siderale” per la straordinaria e certosina composizione, questa spilla è stata esposta al Museo di Arte Antica di Monaco di Baviera durante Schmuck 2013 alla mostra “Neuer Schmuck für die Götter”. In un ideale colloquio tra gli dèi della gioielleria di ricerca e la bellezza dell’antichità, la mostra – organizzata dalla Galerie Handwerk- è stata un successo di pubblico e critica: quando gli dèi stanno a guardare.

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ALBRECHT DÜRER, Melancholia I, 1514, incisione a bulino, Vienna, Albertina.   ◊ Celeberrima per il soggetto trattato (molto caro all’autore), esemplare e accuratissima nell’esecuzione, la “Melencolia I”  di Dürer godette di fortuna immensa e lasciò un retaggio artistico notevole.  Seconda, in ordine cronologico, nella serie delle tre grandi incisioni (Meisterstiche) a bulino composte tra 1513-14, la Melencolia I segna il punto più alto della tecnica tonale di Dürer e della  padronanza assoluta che egli aveva di questo mezzo espressivo, ma essa è anche il momento più “felice” di quel Rinascimento Nordico che colloca Dürer tra i  “grandi” del tempo: non più solo artista, ma artista-filosofo.   ◊   La figura alata -seduta con la mano chiusa a pugno ed appoggiata al viso (scuro)-  è stata interpretata come la raffigurazione dello stato intellettuale dell’artista, individuando proprio in  esso la condizione cui si  lega il genio creativo e in perenne mutamento.  ◊ L’incisione di Dürer -come tutta la produzione a stampa di quella nuova e meravigliosa stagione che ebbe inizio con la pubblicazione della Bibbia di Gutemberg- segnò una cesura nel mondo dei colori, come dice Pastoureau: da un mondo policromo del medioevo ad un mondo in bianco e nero fatto di linee tratteggiate e di solchi, che rendono profondità sfumature e colorismi come mai si poté constatare. Occorre anche rammentare che fu proprio anche grazie alla diffusione delle stampe e delle incisioni che la Riforma poté propagarsi con la forza che ebbe…ed è sempre grazie ai Riformatori che il nero assurge ad un “colore di Moda” (senza dimenticare però quanto caro questo colore fosse al Duca Filippo il Buono di Borgogna (“principe di cupo fasto”, come lo definì Huizinga.)     ♦ Per Albrecht Dürer vedi E. PANOFSKY, La vita e le opere di Albrecht Dürer, 1977; F. ANZELEWSKY, Dürer, Firenze,  987; ♦ Per la nozione di melanconia e per la poderosa bibliografia in merito rimando a R. KLIBANSY –  E. PANOSFKY – F. SAXL, Saturno e la melanconia, 1990 (ed. ampliata a riveduta); ♦ per la  tecnica a bulino, la circolazione ed il successo delle stampe nel Cinquecento rimando a D. LANDAU-P. PARSHALL, op.cit. ♦ per i fasti dei grandi Duchi di Borgogna J.HUIZINGA, Autunno del medioevo;

   SCARPITTI_quadrato magico_1CHIARA SCARPITTI, Quadrato magico, collana-necklace. 

Di netta derivazione e in omaggio al particolare strabiliante che si trova proprio nell’incisione della “Melencolia I”, questo pendente di Chiara Scarpitti ripropone in chiave contemporanea il quadrato magico che si trova alle spalle della figura alata nel bulino di Dürer. Esso, però, trova altresì la propria ragion d’essere in un percorso di ricerca che trae origine non solo nella teoria dei Quattro temperamenti (leggi conoscenza alchemica) ma anche con la cabbala, da sempre punti ispiratori dell’opera di questa giovane artista orafa. ◊ Quattro lati, quattro umori, quattro stadi di conoscenza rimeditati in chiave contemporanea.

IMG_20130223_162000Perché bianchi sono il Ninfeo e Villa Adriana…

IMG_20130422_100100…e questa statua di Antinoo giovinetto, amato da Adriano Imperatore che, non sa come fu, cadde nel Nilo.. lasciando Adriano sprofondare nel dolore più cupo.

mariani_anello per anictche rotteGIGI MARIANI, “Per antiche rotte”, anello-ring, silver, oro giallo, niello e granulazione.La tecnica orafa del niello (lega di rame, argento, piombo e zolfo, di colore nero) è conosciuta fin dall’antichità ed essa è riportata ad uno splendore leggero in questo anello che solo al primo sguardo sembra essere di poderosa consistenza. C’è un nero niger, cioé brillante, e c’è un nero ater, opaco per i latini, che ne definiscono la differenza di sfumature e il significato. Ma nel caso dell’anello di Mariani, questo nero è solo un invito ad un viaggio…per antiche rotte.

IMG_20130422_074650Si può dare leggerezza al nero così come se ne dà al bianco: KAZUMI NAGANO, spilla-brooch, fili di bambù intessuti con fili d’oro. ◊ Un senso di assoluto rigore pervade questo gioiello che è, come tutti i gioielli di Nagano, un microcosmo curatissimo e silenzioso.  ♦ Per Kazumi Nagano vedere: ALTERNATIVES GALLERY  e GALERIE ORFEO

IMG_20130429_080618 (2)IMG_20130429_080513Strettamente complementari e pur tuttavia perfettamente uniche nelle loro edizioni, le due esecuzioni di Glenn Gould delle Variazioni Goldberg di Bach BVW 988, l’una eseguita nel 1954 e l’altra nel 1981, sono un capolavoro di sentimento e poetica bachiana di rarefatta bellezza.  ♦Per GLENN GOULD vedi anche il film di F. Girard, “32 piccoli film su Glenn Gould” (1993) e Thomas Bernhardt, Il soccombente, Adelphi.

4patrizia bonati earringPATRIZIA BONATI, earring-orecchino, oro e smalto bianco.

Perché da sempre, bianco e oro, sono eternità.

IMG_20130430_144149(1)Bianco e Nero…ma anche rosso…

A presto,

Nichka

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NO BORDERS, NO BOUNDARIES | Focus on…

DANA HAKIM

La rete metallica divide e traccia confini: segna cesure e interruzioni.  E’ privazione: di una parte di vita, di cielo, di cuore.  Che vita aldilà ed al di qua delle reti?  La rete metallica protegge. La usiamo per difesa e salvaguardia: definisce proprietà (siamo sicuri di ciò che è nostro e di ciò che è dell’altro) modellando territori, geografie umane financo ad assumere  la funzione di filtro “salvifico” e di amuleto protettore.

La nostra società, cristallizzata nella paura di fughe epidemiche, costantemente preoccupata di difendersi e, in alcune zone del mondo, dilaniata da guerre, ha messo a punto tutta una serie di misure di sicurezza: maschere a gas, reti di filo spinato, videocamere di sicurezza.

Ma cosa accade quando le reti si rompono, quando i filtri che ci difendono dagli agenti esterni (non importa chi o cosa)  non assolvono più la loro funzione di “angeli guardiani” della contemporaneità? E’ questo ciò che si domanda l’artista israeliana Dana Hakim attraverso la propria opera di ricerca.

Negli oggetti di Dana Hakim  la rete, o tutto ciò che possa essere considerato “barriera” e divisorio (mezzi espressivi che hanno un tale carico e peso storico da non poter che essere una presenza forte) non è più l’amuleto salvifico: i filtri delle maschere a gas sono decontestualizzati e rotti; resi  così inservibili si “spogliano” dalla propria funzione per essere nuovamente indossati come spille e collane.

Le reti metalliche, prima barriere, ora sono lavorate ed intessute d’un filo blu -che nell’Ebraismo è colore che protegge dal male- e reinventate in un nuove forme di veri amuleti: media che non segnano interruzioni ma che uniscono. Finalmente.

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Wires divide and track boundaries: they mark pauses and interruptions. They’re deprivation: of a part of life, sky and even, heart . What a life beyond and on this side of the mesh?
The grill protects. We use it for defense and protection: defining property (we are sure of what is ours or not) modeling territories, human geographies up to take the function of “saving” filter and protector amulet.

We live in a society crystallized in fear of epidemic diseases and terrorism: continually seeking to defend ourselves, thus we have developed a series of security measures as gas masks, networks of barbed wire and security cameras in order to be protect and safe.

But what happens when the wireworks break down, when filters –meant to defend us from external agents (no matter who or what)- do not serve their function as “guardian angels” of the contemporary world?

This is what Israeli artist Dana Hakim looks through her own research work.
In Dana Hakim’s pieces, wireworks or anything that might be considered “barrier” and partition (means of expression that have such an historical weight and a stunning strong presence) are no longer the amulet of salvation: gas masks’ filters are decontextualized and broken; they’re useless and completely deprived of their inner function, but ready to be re-worn as brooches and necklaces.

Wire, once barrier is now processed and interwoven with a blue thread (in Judaism is the protecting color against the evil eye) and reinvented in new forms of real amulets meant not to mark interruptions but to connect. Finally.

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“I see jewellery as an intimate art medium which can offer a dimension of personal relationship between the jewellery, the wearer and the viewer. In my work I ask questions about the reality in which we live in, about our everyday life and about the interaction between us and our society. I wish the way we grasp reality will be not taken for granted. I believe there are always diverse prisms of view and perception, things are laying beneath the surface, and unveiling them is an eye-opening experience I strive to create. Familiar everyday commodities are often in use in my work. I transform them and  giving them a new meaning which offers the opportunity for a critical reflection. I choose these objects because they are loaded with meaning and have a cultural or associative presence. In my work, i enjoy using the tactility and materialistic presence as the carrier of the meaning and as the embodiment of the object’s essence.”

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“Interpreto la gioielleria come un mezzo d’arte intimo che può offrire una dimensione di relazione personale tra i gioielli, chi lo indossa e lo spettatore. Nel mio lavoro faccio domande sulla realtà in cui viviamo, la nostra vita quotidiana e l’interazione tra noi e la nostra società. Vorrei che il nostro modo di cogliere la realtà non venisse dato per scontato. […] Nel mio lavoro uso spesso materie prime che sono cose di tutti i giorni e di uso comune: io le trasformo, dando ad esse un nuovo significato, che offre l’opportunità di una riflessione critica. Ho scelto questi oggetti perché sono carichi di significato e hanno una presenza culturale o che si può associare ad altro. Nel mio lavoro, mi piace usare la tattilità e la presenza materiale come il vettore del significato e come l’incarnazione dell’essenza dell’oggetto stesso.

Dana Hakim_my four Guardian AngelsDana Hakim

WEB LENS:

Incontra l’autore | Meet the artist on her website: DANA HAKIM

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TRANSIT. Zeitgenössicher Schmuck aus Israel. Contemporary Jewellery from Israel, exhibition catalogue, SchmuckMuseum Pforzheim 15/03 – 02/06/2012 ; Deutches GoldSchmiedehaus Hanau 15/06- 12-08/2012; Stiftung Villa Bengel, Idar-Oberstein 15/08-8/10/2012; Bayerischer Kunstgewerbe-Verein e.V., München 01/03-13-04/2013, curated by Jürgen Eickhoff and Iris Fishof, 2012 MSJE Verlag.

A presto,

Nichka