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COMFORT MOOD

Ignoro chi per prima abbia coniato il concetto di comfort food, cibo che conforta: forse Nigella Lawson con le sue delizie divine o Ruth Reichl, o forse M.F.K. Fisher...o ancora Julia Child (ma forse per Julia il vero comfort food era il burro!), ma resta il fatto che il cibo che conforta è, ovviamente,  strettamente legato al nutrimento, allo stare bene, alla necessità di qualcosa di avvolgente e di profondamente ristoratrice.                    Non sto parlando -anche per esperienza- del conforto subitaneo avuto dall’aprire il frigo e dal cercare soddisfazione immediata, acritica: sto parlando di quelle ricette che si preparano sorridendo, anche se si è stanchi; parlo di quei piatti che ti rinfrancano dopo una dura giornata e che azzerano i malesseri, le paturnie, le ansie e le giornate “no”; parlo di quei momenti particolari che festeggiamo con una ricetta che ci fa stare bene – dal toast alla pièce montée (dipende dalla scultura di sé)…..perché ogni attesa è sempre ricompensata quando si tratta di comfort food.

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I do not know who first has coined the concept of comfort food, perhaps Nigella Lawson with her chocolate cakes or Ruth Reichl, or maybe MFK Fisher … or even Julia Child, but the fact remains that comfort food is closely related to nourishment, to feel good, to the need of something pleasant and cosy.  I’m not talking – by sad experience- to the sudden comfort you get opening the fridge, seeking relief uncritically, I’m talking about those recipes that you prepare smiling, even if you are tired …. Just because all expectations are always rewarded when it deals with comfort food.

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E allora, più che mai adesso, nella stagione dorata che si addentra nei rigori invernali, non solo sento il bisogno di comfort food, ma di comfort mood:  di momenti  o anche rituali che chiudano con quanto di poco piacevole ho passato e che aprano finestre diverse. Lo è accendere la candela, mettermi sotto la copertina con un bel libro e le mie letture…un buon tea, un bel film…parlare.     Rammento una vecchia amica di famiglia che, nonostante la casa ridotta in macerie dai lavori, riusciva a raccogliere tutta la sua tranquillità ricamando: concentrarsi sul ricamo l’aiutava a non pensare. Forse, in realtà, la ricerca del proprio comfort mood  non è il fuggire i problemi che ci assillano nel quotidiano, ma  trovare piacevole il quotidiano stesso….perché a volte, pur se salvifico, esso può diventare una gabbia.

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E allora, qual è il vostro COMFORT MOOD? Come vi ricompensate? Quale la vostra ricetta per combattere il grigiore? Siete di quelli della libroterapia? Della Filmoterapia? Scriveteci! Ditecelo!

C’è chi, infatti, riguarda un bel film e chi rilegge: nel mio comfort mood, per esempio, le riletture hanno uno spazio generoso: quando non è momento di prendere in mano un libro nuovo (accade) cerco e torno a Oscar Wilde: chi potrebbe mai stancarsi di Earnest?    Quando ho bisogno di un “viaggio” tra le belle cose d’arte che mi appassionano, apro gli scritti di Roberto Longhi o cerco un articolo di Mario Praz; oppure, il più delle volte, vado a fare un passeggiata nel Barsetshire….ma, appunto, dipende dal momento.   E…giusto per dare un’idea: la mia amica Francesca, tra un libro e l’atro, rilegge sapientemente Agatha Christie o Fred Vargas: perché alla fine è come ritrovare  dei vecchi amici (oops! ma questo non lo avevo già scritto in un altro post?!).

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And now, more than ever,  during the golden season that creeps into winter , I’m not only in need of comfort food , but also of  comfort mood: moments or even rituals  that give me closeness, pleasantness: nourishment for my soul.  Such as reading, talking…lighting a candle..a well arranged tea.       Moreover,  I think that probably, looking  for one’s own comfort is not a way to escape problems that hassle us day by day, but trying to live pleasantly everyday life …. because sometimes routine, even though protecting , could easily become a cage.

So, then, how about your COMFORT MOOD ? How do you reward  yourself? What is your recipe to replenish your moments with fulfillment? To me, for instance, is take  very ofetn a stroll on the Barsetshire…

Are  you for booktherapy o for filmtherapy? Please, let us know …and write!

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BIBLIO LENS:

Non c’è un vero e proprio libro sul comfort food, come non c’è una ricetta che ne dia l’esatta qualità e ne definisca l’essenza: ciascuno di noi ha il proprio cibo che conforta, ma se voleste saperne di più ecco un personale percorso di libri, scritti e figure che sul food hanno detto e dicono molto di più di quanto ci possa aspettare da una serie di ingredienti.

  •   Maddalena Caruso, Love Italian Food, Jacqui Small Publishing ;
  •  Nigella Lawson, How to be a domestic Goddess (tr.it DELIZIE DIVINE, Luxury books);
  •   Nigella Lawson, Nigella Express , Luxury books;
  •   Ruth Reichl , La parte più tenera, Ponte alle Grazie;
  •  Ruth Reichl , Confortatemi con le mele, Ponte alle Grazie;
  • Ruth Reichl , Aglio e zaffiri, Ponte alle Grazie; Ruth Reichl , Mai come mi madre, Ponte alle Grazie;
  •  Giuseppe Conte – Maria Rosa Teodori, La Cucina dell’anima. 99 ricette sapienziali, Ponte alle Grazie;
  •  L. Barr, PROVENCE, 1970. M.F.K. Fisher, Julia Child, James Beard, and the Reinvention of American Taste, Clarckson Potter Publishing;
  • M.F. K. FISHER, Biografia sentimentale dell’ostrica, Neri Pozza; Editore M.F. K. FISHER, Love in a dish and other pieces, Penguin Great Food;
  • Julia Child- Alex Proud’Homme, My life in France, Anchor Books;
  • Julia Child, Mastering the art of French Cooking, voll. 1-2, Penguin;
  •  Gabrielle Hamilton, Sangue, Ossa e Burro. L’educazione involontaria di uno Chef, Bompiani;

Anche per il comfort mood non c’è una ricetta, come ho scritto più su, ognuno ha il proprio, però in fatto di letture che possano rincuorare, ristorare, e darvi una mano ecco un paio titoli

  •   Erin Blakemore, La biblioteca delle donne, Orme;
  •   Ella Berthoud – Susan Elderkin, Curarsi con i libri, Sellerio;

A presto,

Nichka

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MINDSCAPES & SKYLINES | Ode to New York

CAPITOLO PRIMO: New York era la sua città e Brooklyn il suo quartiere: proprio lì vi cresceva un albero che forse, alla fine, era anche un po’ come lei, capace di resistere al cemento come alle avversità e alle difficoltà della vita…senza mai perdere la forza di andare avanti e crescere.

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No, mi pare che non ci siano: troppo strappalacrime? Ricomincio daccapo

CAPITOLO PRIMO: Era troppo romantica nei riguardi di New York, come lo era per Manhattan e tutto ciò che la città aveva da offrire. Trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico: gente che andava e veniva, piena di tipi in gamba e donne che vi lavoravano con talento o che vi arrivavano per la prima volta piene di aspettative e di apprensione per il futuro.

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Mi pare buono, ma….proviamo con questo                                                                               

CAPITOLO PRIMO: Adorava New York, no, meglio, la mitizzava smisuratamente. Per lui, in qualunque stagione era una città in bianco nero che pulsava dei ritmi dei grandi motivi di George Gershwin e del jazz. Era la città dei gangster, delle custodie di sax, dei grandi affaristi e di chi si era fatto da solo. Era la città che celava segreti, era la città di gente come J.P. Morgan e Henry Frick: era la città dei grandi come era la città dei commessi.

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Non no…già sentito….SI’..PERO’ FORSE…

CAPITOLO PRIMO: Adorava New York: amava osservare la gente che portava a spasso il cane per Central Park o si fermava a prendere un caffè: adorava gli angoli nascosti e le piccole dolcezze che avrebbero potuto entrare in una guida del gusto. Gli piaceva pensare allo straordinario incrociarsi di storie, belle o brutte che fossero, di destini tragici e di felicità ritrovate col silenzio, con le lacrime e col dolore. Si incrociavano destini, amori, forse. Ma soprattutto storie, la sua, come quella degli altri.

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Non male, però ammettiamolo: triste…     Ecco! Adesso ci sono!

CAPITOLO PRIMO: New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata.

IMG_20130418_194006Film frame da “Manhattan” (Woody Allen, 1979)

Non ho mai visto New York e conto presto di poter dare la giusta geografia al mio panorama mentale: questo post è liberamente ispirato a “Manhattan” di Woody Allen.

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Ringrazio Francesca Esse per Auster e la Libreria Altrevoci per la consulenza nonché per tutti i libri forniti!

 ♥

A presto,

Nichka