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UN ROMAN DE LA ROSE

Parlare della Rosa è cercare di farsi largo tra la numerosa produzione in versi e in prosa che questo meraviglioso fiore ha ispirato: cantata nel celeberrimo Le Roman de la Rose di Guillaume de Lorris e di Jean de Meung, dapprima come allegoria dell’amor cortese poi come conquista vera e propria dell’amata in senso carnale, ad essa si sono associati numerosi simboli ed allegorie che ne han fatto senza dubbio la regina dei fiori.

E mentre nel Contrasto di Cielo D’Alcamo la “Rosa fresca aulentissima sembra un poco perdere quello smalto cortese, essa lo riacquista tutto con Pierre de Ronsard e con la Pléiade quando -nelle Odi a Cassandra– egli cantava la fugace bellezza con

Mignonne, allons voir si la rose
Qui ce matin avoit desclose
Sa robe de pourpre au Soleil,
A point perdu ceste vesprée
Les plis de sa robe pourprée,
Et son teint au vostre pareil.

Las ! voyez comme en peu d’espace,
Mignonne, elle a dessus la place
Las ! las ses beautez laissé cheoir !
Ô vrayment marastre Nature,
Puis qu’une telle fleur ne dure
Que du matin jusques au soir !

Donc, si vous me croyez, mignonne,
Tandis que vostre âge fleuronne
En sa plus verte nouveauté,
Cueillez, cueillez vostre jeunesse :
Comme à ceste fleur la vieillesse
Fera ternir vostre beauté.

Dolcezza, andiamo a vedere se la rosa
che stamane aveva dischiuso
la sua veste di porpora al sole
ha perduto stasera
le pieghe della sua veste purpurea
e il colorito simile al vostro.

Ahimè, vedete come in sì breve spazio,
dolcezza, ella ha, al suolo,
lasciato cadere le sue bellezze!
O natura veramente matrigna
poi che un tal fiore non dura
che dal mattino fino alla sera!

Dunque, credetemi, dolcezza,
finché la vostra età fiorisce
nella sua più verde freschezza,
cogliete, cogliete la vostra giovinezza:
come a questo fiore, vecchiezza
farà appassire la vostra beltà .


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In full bloom roses expand their beauty: example of love and a quest of love in Le Roman de la Rose, they are undoubtedly attractive such as they are: ready to be caught and “conquered”.  As a quête d’amour, the rose was sung by all those waves of youth that engraved the history of literature: one of these was the french Pléiade with Pierre de Ronsard. In his Ode à Cassandre he deals with the concept of beauty: as a rose is young in the morning but suddenly ready to fade the next day, so beauty easily dissolves…

Ma le rose continuano ad essere belle quando inziano ad appassire, con quel sospetto wabi che intacca il velluto dei petali.

IMG_20131111_070357But roses are remakable even when they start  to fade and their beauty is still fascinating.

20131105_082402_2with a supçon wabi damaging the velvety touch of petals.

Fino a che non appassiscono completamente.

20131105_082402_1until the fade completely.

Ma le rose rinascono e sono stupende nelle loro nuove vite, come la spilla “Rosenblüten” di Carmen Hauser, nella quale i petali di rosa, essiccati, pressati ed incollati l’uno all’altro da strati di collante, sono riportati all’originaria bellezza della natura.

Carmen hauser rosaCarmen Hauser, Rosenblüten – brooch, Rose petals, resin, silver, rock crystal. Courtesy of the artist

But roses are stunning in their new lives: in Carmen Hauser‘s brooch “Rosenblüten”  rose petals are dried, pressed and glued to one another by layers recalling “the pristine beauty of nature” (Art Aurea Magazine, n.4 Winter issue, p. 85).

La bellezza della gioielleria contemporanea risiede nella sua non convenzionalità: vuoi per uso dei materiali, per la ricerca condotta da ciasun artista nel proprio campo, vuoi ancora per il messaggio che alcune opere veicolano. Per questo penso che l’affidarsi a tecniche e materiali non preziosi renda gli oggetti ancor più affacinanti poiché la creatività è costantemente ricercata.    In questo solco si muove la strabiliante  Mirjam Hiller.  La sua spilla “Venturium Pink”  richiama alla mia mente una messe di piccoli petali…che altro non è se non una corolla di acciaio: intagliato, piegato, decorato per un risultato davvero affascinante.

IMG_20130415_223939Mirjam Hiller, brooch “Venturium pink” -2012 , stainless steel and powdercoating

Mirjam Hiller on her work:

The fascination of man-made constructions,
the inspiration coming from the flora, with its never-ending variety and depth of detail,
the boundless wealth and complexity of emotions,
the enthusiasm for simplicity behind complex structures,
the necessity to explore the balance between total control and coincidental incidents,
the permanent longing for intensity and enchantment,
the carving to see what is filling me out inside taking on a shape in my hands,
all this allows my jewelry to grow.


BOOK LENS:

  • E.R. Curtius, la littérature Européenne et le moyen âge latin, PUF, 1956;
  • Le Roman de La Rose par Guillaume de Lorris et Jean de Meung;
  • Le roman de la Rose: l’art d’aimer au Moyen âge, catalogo della mostra a cura di N. Coilly e M.H. Tesnière- Paris, BNF 6 nov 2012-17 feb 2013.            Vedi anche: http://expositions.bnf.fr/aimer/
  • Christine de Pizan, Le Livre de la Cité des Dames;
  • Christine de Pizan, Il dibattito sul Romanzo della rosa, trad. e a cura di B. Garavelli, 2006;
  • Pierre de Ronsard fra gli astri della Pléiade, introduzione e cura di Maria Luisa Spaziani, Mondadori;
  • Per il concetto WABI vedi:
  • L. Koren, Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi, Ponte alle Grazie
  •   A. Vervoordt, Sprito Wabi, L’Ippocampo;

A presto,

Nichka

Kimono à la carte!

“C’est le livre qu’il te faut quant tu as une manque de couleur” Eusebia

Apparteniamo per nascita al paese nel quale nasciamo; idealmente possiamo appartenerne ad un altro  (è il mio caso: una francese mancata, come suol sempre dire una mia amica),  ma accade, però, che oltre al paese natío, oltre a quello nel quale vorremmo vivere e, magari, passare la nostra vecchiaia (per mio papà l’Alentejo in Portogallo) o una parte della nostra vita (buttala via una casa all’Ile de Ré…..), ci sia un luogo che da sempre ci accompagna, come fosse un karma…o un retaggio di una precedente vita: il mio paese “ombra”, il mio paese karma è il Giappone.  Da sempre, dacché ho memoria, c’è sempre stato un pezzo di Giappone nella mia vita, come quasi fosse un richiamo. Dapprima erano solo piccoli flash, poi, con il tempo il Giappone ha assunto lo status di paese della vita precedente: non so se la ragione stia nell’estetica del gesto fino al parossismo, nella forma rigorosa, nella bellezza dell’imperfezione o nel massimo del minimalismo che governa ogni gesto, ma è così…

E quando, per le Feste, la mia amica Eusebia mi ha offerto questo libro sui Kimono: KIMONO – I COLORI DEL GIAPPONE – La Collezione di Katsumi Yumioka, L’Ippocampo, Milano 2010 dicendomi “E’ il libro che ti serve quando senti che ti manca un po’ di colore”, non nego quanto sia stato “dolce naufragare in questo mare”!!!..il mare di Cipango, ovviamente…..

Organizzato a seconda del colore, ovvero “i colori del cuore” come ne dà notizia l’autore, il libro è un viaggio attraverso più tecniche artistiche: dal taglio del Kimono stesso, alla tintura della stoffa, alla resa del colore, al ricamo della seta, alla stampa….un viaggio che non vorresti finisse mai….

Per ogni sezione di colore e per ogni nuance un piccolo trafiletto dà notizia del nome in giapponese del colore che appare e del significato del colore stesso, nonché in quale occasione venisse usato un Kimono di tale foggia: una vera manna dal cielo!

E poi, quando lo si ha sfogliato tutto dalla prima all’ultima pagina, si ricomincia di nuovo scegliendo il colore preferito, lasciando che ogni tonalità evochi un pensiero, un ricordo, oppure, facendoci subito correre ad aprire il catalogo delle stampe di Hiroshige…..così, perché è bello lasciare i pensieri fluttuare così, come foglie di acero rosso o petali di fiori di ciliegio….

Per curiosare un po’ di più:

Roland Barthes, L’Impero dei Segni,Einaudi

Ruth Benedict, Il Crisantemo e la spada. Modelli di cultura giapponese, Laterza.

Goffredo Parise, L’eleganza è frigida, Adelphi.

Per il concetto di wabi-sabi, il concetto dell’imperfezione, delle cose incompiute e temporanee: Leonard Koren, Wabi-Sabi per artisti, designer, poeti e filosofi, Ponte alle Grazie.

Per Hiroshige, oltre alla numerosa produzione critica della sua opera che potete trovare ovunque, rimando al catalogo della mostra tenutasi a Roma: Hiroshige – Il Maestro della natura, catalogo della mostra a cura di Gian Carlo Calza – Roma, Fondazione Roma Museo 17 marzo – 7 giugno 2009, Skira editore.

Infine, mi permetto di segnalare l’opera di una straordinaria artista argentina, fotografa di grande fascino e carisma: Vivian Galbàn: anche Lei come me ha “un conto aperto” con il Giappone e ha dedicato a questo affascinante paese dalla cultura millenaria una serie di foto straordinarie nel suo Japantrip.…..quasi come avesse tradotto quel senso di assenza di peso che ho ritrovato nel film -meraviglioso!- di Sofia Coppola, Lost in Translation….

A presto,

Nichka