Categoria: BOOKS

Visible and invisible worlds

“I think we are always searching for something hidden or merely potential or hypothetical, following its traces whenever they appear on the surface […] The word connects the visible trace with the invisible thing, the absent thing, the thing that is desired or feared, like a frail emergency bridge flung over an abyss. For this reason, the proper use of the language, for me personally, is one that enables us to approach things (present or absent) with discretion, attention, and caution, with respect for what things (present or absent) communicate without words.” Italo Calvino, Six memos for the next millennium from the exhibition catalogue of LE STANZE DEL POSSIBILE. Jewellery Variations and inspirations on Italo Calvino’s “Six Memos for the next Millennium.

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A presto,

Nichka

TI AMO COME SE AVESSI QUINDICI ANNI[1] | focus su “Gli ultimi libertini” di Benedetta Craveri

Vorrei avere quell’ésprit galante e fine, quella sottigliezza concisa e veloce del motto di spirito del Visconte Louis-Alexandre de Ségur per tessere le lodi di quel lavoro straordinario che è “Gli ultimi Libertini” di Benedetta Craveri (Adelphi editore), ma mi rintano in un comune ed umile Formidable chapeau, Madame!  per caldeggiare la lettura di questo saggio che si legge come un romanzo, scritto con una tale felicità compositiva e lessicale da essere un vero incantamento.

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Sette anni di lavoro, sette anni di ricerche, sette libertini, sette figure maschili iconiche a far da chiasmo ai precedenti saggi (sempre pubblicati da Adelphi) su altrettante e vieppiù figure femminili per tracciare i confini di quell’Antico Regime già scandagliato, narrato e reso fruibile dalla Professoressa Craveri con i precedenti saggi come “Madame du Deffand e il suo mondo”,  “La civiltà della conversazione” nonché dalla stupenda galleria di ritratti del beau monde che si susseguono in “Amanti e Regine”.

 Di Craveri ho letto tutte le grandi pubblicazioni, ma quest’ultima primeggia raffinata sulle altre, non solo per la meraviglia lessicale, ma soprattutto per l’eleganza -leggera come una crinolina di seta- della composizione.

Il saggio, che si compone come una grande galerie nella quale sfilano i ritratti del Duca di Lauzun, del Visconte Joseph-Alexandre de Ségur, del conte di Narbonne, del cavaliere di Boufflers, del conte Louis-Philippe de Ségur e del conte di Vaudreuil, affresca altresí quel mondo della corte e della nobiltà di Francia che poteva ben considerarsi “una grande famiglia”, nella quale vicende e destini si annodavano intricatissimi grazie alla fitta rete di parentele e di lettere che l’autrice ha ricostruito con paziente studio (e che un regesto monumentale ci offre).

A spazzar via quelle vite e quei destini fu il 1789, anno capitale e capitolo seminale alla quale l’autrice affida il riassunto di tutte quelle vite avventurose tratteggiate con garbo e delizia che si muovevano con onore, audacia, scaltrezza, cinismo e spregiudicatezza nella grande scacchiera della corte e delle residenze nobiliari.

Incontournable! 

A presto,

nichka

WEB LENS:

Intervista della Prof.ssa Craveri su Huffington Post e su Repubblica

 

[1] Lettera di Madame de Sabran al Cavaliere di Boufflers, 7 novembre 1787, p. 183.