Archivi tag: WILLEM HAMMERSHOI

Perdutamente Maeve

“Da qualche parte nella sua testa una voce scandiva con chiarezza : «L’Irlanda è casa mia; Dublino è la mia città»” Maeve Brennan, La Visitatrice

A farmela conoscere è stata mia cugina Francesca: da lettrice instancabile e conoscitrice profonda delle cultura e letteratura irlandesi qual è, mi offrì anni fa “La Visitatrice” di Maeve Brennan (BUR), sicura che l’avventurarmi ed il conoscere questa straordinaria scrittrice sarebbe stato per me un viatico ed una spinta alla mia di scrittura: inutile dire che Francesca centrò il bersaglio.

Di Maeve Brennan (1917-1993) non conoscevo assolutamente nulla: ignoravo che fosse stata la figlia del primo ambasciatore che la Repubblica d’Irlanda ebbe negli Stati Uniti e che lei seguì il padre presto a Washington; ignoravo la sua attività di scrittrice e di collaboratrice decennale con il “New Yorker” e la sua rubrica “Talk of the Town” (il suo ultimo pezzo apparve nel 1981); ignoravo le sue pubblicazioni e la sua figura triste ed enigmatica, che alternava periodi di fertilità creativa a depressioni e tristezze, fino alla morte in un clinica per malattie mentali.

Quando mi avventurai nella lettura de “La Visitatrice“, storia dell’incontro dopo anni tra una nipote e la propria nonna a seguito di un evento luttuoso in un Dublino fredda che mi ricordava quella dei Dubliners di Joyce, mi  parve di essere pur io una visitatrice. Anche io -assieme alla protagonista Anastasia King- ho appoggiato le valigie sulla strada e sono entrata a casa della nonna.

“La casa è il luogo della mente” scrive Brennan: ed entrare è stato come affacciarsi ad una delle stanze dipinte da Vilhelm Hammershøi (Copenhagen 1864-1916)V. Hammershoi, Dust motes, oil on canvas, 1900

Stanze silenti, di un silenzio rotto appena dai sospiri, con la luce che avvolge e si posa sulle superfici: “una luce del giorno che scorre come acqua fredda” (frase di Brennan citata da John Updike nell’articolo “Voci da una città triste” apparso nel 1969 sull’ «Atlantic»). E così  tutti i sentimenti, resi in maniera lenticolare da una prosa tersa come il cristallo,  si sono squadernati pagina dopo pagina, regalandomi una delle letture più significative che io rammenti.

Perdutamente Maeve, perdutamente presi sottobraccio e “come per incantamento” resi partecipi di ogni piccolo respiro, sospiro, foglia che si muove, sentimento: “E’ una sobria ma formidabile cesellatrice di frasi” scrive di lei Updike nella postafazione del libro “Racconti di New York” (BUR): perdutamente Maeve…..

Per curiosare un po’ di più:

MAEVE BRENNAN, La Visitatrice; Il Principio dell’amore e Racconti di New York, (BUR)

Per Vilhelm Hammeroshøi rimando alla pagina ad egli dedicata su Wikipedia. Nel 2005 Micheal Palin è stato protagonista del docu-film delle BBC per la televisione inglese “The mistery of Hammershøy”  e nel 2008 la Royal Academy ha dedicato una mostra questo straordinario pittore del silenzio. Infine, mi permetto di segnalare la strordinaria opera del fotografo Enamul Hoque il quale, ispirato dal documentario citato più su, ha eseguito una serie di ritratti di straordiaria bellezza nella mostra “Because of  Hammershøy” esposta nel 2008 a Palazzo Savonarola a Padova.

A presto,

Nichka