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“C” come Cambio Armadi/Cabina Armadio

Ho procrastinato finché ho potuto: certo anche il tempo m’ha dato una mano generosa con gli ultimi fine settimana di pioggia che non invogliavano di certo, ma alla fine ho dovuto affrontare il famigerato cambio armadi.   E’ forse la cosa che mi tedia di più dopo stirare le tende di lino. Per chi possiede un armadio, il cambio stagioni  è uno di quegli eventi  che devi affrontare almeno due volte l’anno, e quando ti toccano, non solo ti  portano via una marea di tempo, ma anche ti spossano e ti impongono un tale senso di rigore che, parlo per me, a volte mi deficita.

Lo butto non lo butto? Lo tengo, ma era delle mie compagne del liceo che me lo avevano regalato per i diciottanni. Lo metto ancora? ROSSO???? Come ho ancora quel maglione rosso (tradotto: ma ci entro ancora??!!) Questo maglione sformato potrei usarlo come capo “da casa” (vedi versione sciatto-casalinga del più chic homewear..)

Anni fa, quando non arrivavo all’appuntamento della bella stagione con l’armadio ancora zeppo di giacche di lana, ero solita partire con un rituale propiziatorio: prima dell’evento, aprivo le ante ed indossavo un capo della stagione che sarebbe venuta. Una vera e propria ragione non c’è, ma penso sia scaramantica, in realtà lo facevo per vedere se il completo di lino mi andava ancora…e così mi armavo di pazienza, sacchi di nylon  e..via! Ed è forse sempre per scongiurare non so quale evento che “dimentico” sempre tra i ripiani dell’armadio un capo della stagione passata o di quella che verrà, come fosse una promessa..

 Il quadro della situazione? Steso sul letto c’era il disastro, un vero Marriage of Heaven and Hell, per dirla alla William Blake. “Heaven” perché ho scartato  dei capi (e se scarti ciò implica che devi rimpiazzare lo spazio vuoto), “Hell” per il caos ingovernabile che regnava nella stanza. Appendiabiti ammassati ovunque, i gruppi di maglie magliette maglioni che avevo ben piegato prima di farli andare in letargo in un bagno di antitarme, quelli scartati pronti  a far felice qualcun altro, altri a far felici solo il parquet dopo decenni di onorato servizio e le custodie per gli abiti appesi…la paglietta fiorentina, il Montecristi e toh! chi si rivede? la sciarpina di shantung ….per non parlare della montagna di lino che ho dovuto, ovviamente, stirare di nuovo, grondante di sudore in un pomeriggio di totale abbruttimento casalingo…

 Chi non ha questi problemi e chi non deve affrontare il marasma che ho testé descritto sono coloro che possiedono una cabina armadio.

Io le immagino sempre quelle delle cabine armadio ai cambi stagione: spunta loro un sorrisetto sul viso quasi mefistofelico: a loro semplicemente non tocca.

Ma è inutile negarlo: la cabina armadio è il sogno di ogni donna.  Non parlo di una cabina nella quale poter bien ranger la linge de maison (i piumoni stonano ovunque e, sognando in technicolor, avrei una stanza solo per la biancheria di casa!!!!), ma di “una stanza tutta per sé” ove poter organizzare il proprio guardaroba, e senza avere lo stress di dover affrontare l’estenuante calvario più su descritto e, (giusto per avere una giustificazione) per tenere sotto controllo le spese alla voce vestiario….perché si pensa che una cabina armadio sia l’anticamera del guardaroba perfetto, ma ciò  è cosa che va sfatata, pertanto, vai alla voce “G” come Guardaroba Perfetto”….

 Per gli armadi, le cabine armadio, per il come fare ordine…vedi:

Kate Spade, Style, Simon & Schuster (con un capitolo su come organizzare l’armadio) ;     Inès de la fressange, La Parigina , Ippocampo (con una sezione di astuces sulla decorazione d’interni)…e le innumerevoli pubblicazioni sull’interior decoration di Taschen

 Piccola divagazione: sul filo del lino, con parole ambienti ed oggetti che regalano un contorno e ritraggono una inconsapevole eccentricità: Donata Sartorio, Gli Eccentrici, Excelsior 1881;