Archivi del mese: febbraio 2013

MARGINALIA | Vite nell’ombra

Del medioevo stupendo, crudo, colorato, fantastico e “alto” conserviamo vestigia inestimabili e, se “il particolare trae il suo vero significato dall’universale che implica” (U. Bosco – G. Reggio), ciò  conferma che la compagine di codici, bibbie, salteri e libri d’ore istoriati giunti fino a noi, non possa non essere che un riflesso di quelle grandi cattedrali che si ergevano (e si ergono) puntute  per tutta Europa.

Ma, nei libri d’ore come nei codici, la grande bellezza non risiede solo nella res historiata, nei capilettera o nel calendario che ammiriamo poiché raccontano o introducono il programma liturgico ed iconografico al quale strettamente l’artista si doveva attenere. La vera sorpresa sta nei bordi vivificanti dei margini: decorati a ramages con fogline tenere, popolati di creature fantastiche, essi erano il terreno fertile dell’inventiva dell’artista. Una landa vergine per lasciar correre la fantasia, per lasciare la propria firma, per poter creare. E, all’ombra del riquadro perfettamente inserito e sontuosamente miniato, i margini rivelano cose strabilianti e squisitezze mai viste.

Brussels_ Bibliothèque royale_ MS 9001-9002_Bible HistorialePetrus Gilberti, MS 9002,  f. 61, Frontespizio delle CLERES FEMMES del Duca di Berry, BIBLIOTECA REALE DI BRUXELLES.

Perché nell’ombra, ai margini, si ha un punto di vista privilegiato: si osserva senza essere visti e la sorpresa e l’astuzia stanno tutte qui. Forzando un poco il concetto,  potrei dirvi che è lo stessa cosa che accade quando si parla con qualcuno il quale non sospetta minimamente che noi sappiamo: che sensazione dà?

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Anonimo, dettaglio F. 1, Sallustio, Catilina, circa 1404, Paris, Bibliothèque nationale, Lat. 9684.

Allargando di nuovo il quadro, ho pensato che i margini brulicanti di vita non siano soltanto quelli dei libri d’ore e dei codici che ho potuto ammirare: quanta piccola storia si affaccia alla grande Storia? Quanti grandi personaggi, esistiti o fittizi che siano, incrociano o stanno vicino a piccoli personaggi dei “margini”? E quanto, poi, questi margini influiscono sui grandi? Che fu di quella Desirée che fece innamorar di sé l’ambizioso Bonaparte?

Le vite nell’ombra sono proprio questo: Mae Welland, a margine della storia di Newland ed Ellen ne “L’Età dell’innocenza” di Wharton non ignorava di certo quanto stesse accadendo, così come la moglie di Randoplh Henry Ash -mentre silenziosamente ripempiva barattoli di marmellate-  sapeva perfettamente quanto egli  fosse innamorato di Christabel LaMotte in “Possessione” di Byatt.

Più in là, i marginalia o le vite all’ombra dei grandi sono una parte di tutto questo.

Si vive all’ombra dei grandi per scelta: quietamente, silenziosamente, amorevolmente.

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Si vive nell’ombra perché di scelta non ce n’è mai stata ed è sempre stato così, fino a quando, segretamente, non si decide di darsi aiuto per crescere, emanciparsi, far sentire la propria voce.

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Si vive all’ombra di grandi per raccontare cosa succede sopra e sotto le scale e per osservare quanto e come spesso i piani si confondano.

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Si vive all’ombra dei grandi perché un critico ti ha relegato alla casta degli ultimi, e ci si prende una vendetta atroce fino a diventare un doppio perfetto senza pensare che la Grande Storia busserà alla tua porta.

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Si vive per un momento all’ombra dei grandi per l’azzardo della storia.

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E si vive all’ombra per ripararsi da sole e guardare l’effetto che fa…

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BIBLIO LENS:

  • JOHN HARTHAN, Book of Hours and their owners, Thames & Hudson;
  • La miniatura a Padova dal Medioevo al Settecento. Visibile parlare. La Bibbia Istoriata Padovana tra parola e immagine, catalogo della mostra  a cura di  G. Mariani Canova, G. Baldissin Molli e F. Toniolo,   Padova, Palazzo del Monte, 3 – 25 Luglio 1999, Modena, Panini  1999;
  • JOHN HARTHAN, The History of the illustrated books, Thames & Hudson;
  • THE HOURS OF MARY OF BURGUNDY: Codex Vindobonensis 1857, Vienna, Osterreichische Nationalbibliothek, a cura  Eric Inglis, Harvey Miller Ed.;
  • BESTIAIRE MEDIEVAL: ENLUMINURES; catalogo della mostra a cura di Marie-Hélène Tesnière, BNF 2005-2006;
  • JURGIS BLATRUŠAITIS, Risvegli e prodigi dell’arte gotica Il Medioevo fantastico, Adelphi
  • Per i bordi miniati:    http://employees.oneonta.edu/farberas/arth/marginal_matters/marginal_matters_home.html

Per ammirare e lustrarsi gli occhi:

Ringrazio anche LIBRERIA ALTREVOCI, mio fournisseur de qualité per ricerche e suggerimenti! ♥

A presto,

Nichka

MONUMENTA LITTERARUM | perché abbiamo bisogno dei classici (?)

Centocinquantadue minuti totalmente cantati dura la nuova versione de “I Miserabili” di Hugo portati sullo schermo da Tom Hooper, acclamato e pluripremiato regista di quel gioiello che è stato “Il discorso del Re”, film che ho amato moltissimo.  Mentre ascoltavo il programma radiofonico che parlava di questo nuovo film -che ha rinnovato completamente il genere musical- decantando la bravura di tutti gli attori provati dalla faticosa impresa di cantare in presa diretta, ho pensato che nel giro di davvero pochi anni non si contano gli sceneggiati e i film tratti  dai classici della letteratura.

Non parlo di classici dell’antichità, ma di classici del nostro tempo o dei secoli scorsi: da “Great Expectations” di Dickens ad “Anna Karenina”, da “Il Grande Gatsby” di Fitzgerald (che presto rivedremo sugli schermi grazie al rifacimento di Baz Luhrmann) fino al contemporaneo “Ai piani bassi” di Margaret Powell al quale Julian Fellowes si è ispirato per creare quel magnifico sceneggiato che è “Downtown Abbey”.

All’inizio ho subito pensato al concetto di trasposizione letteraria: a come e a quali filtri e meccanismi intervengano nel portare al cinema non solo una monumento letterario nel vero e proprio senso del termine, ma anche un romanzo particolarmente riuscito e ben scritto.  Ma questa è un’altra storia che –prometto- di riservare a un prossimo post.

Più in là della trasposizione letteraria, mi sono chiesta la ragione della realizzazione di un film su un classico letterario: perché abbiamo sempre bisogno dei classici? Perché, anche secondo voi, non possiamo rinunciare a portare sullo schermo storie che già sono state trasposte sullo schermo? E’ una mancanza d’ispirazione o una sfida creativa, per rendere tutto più sontuoso (o più minimale) o per dare una nuova “lettura” (filmica e non) di quanto già fatto in precedenza?

Sui classici, sul bisogno e sul perché di leggerli ci aveva già pensato Italo Calvino con un meraviglioso libro che caldeggio sempre: “Perché leggere i classici” (Mondadori) e, una delle prime definizioni da lui date è talmente vera che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.

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A mio modesto parere abbiamo bisogno dei classici perché, in questo momento storico, sentiamo la necessità di evadere: il mondo che viviamo non ci piace; abbiamo bisogno di classici perché ci ritroviamo nelle vicissitudini dei protagonisiti, personaggi talemente grandi e perduranti e “vivi” nel tempo, tali da assurgere a “tipi e modelli” che possiamo sempre riconoscere. Abbiamo bisogno di classici perché in essi c’è la Vita: per ritrovarci, per rassicurarci; abbiamo bisogno di classici per un suggerimento, per un segno che intendiamo cogliere in un particolare e delicato stato della nostra esistenza.

Abbiamo bisogno di classici perché “Ogni rilettura è in realtà una prima lettura […] e perché “un classico non ha mai finito di dire quel che ha da dire” (I. Calvino).

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Così, in attesa che mi raccontiate quali sono i vostri “classici”, non solo i monumenti letterari con i quali siamo diventati grandi e che da grandi abbiamo ripreso in mano, lascio qui di seguito una mia selezione di letture, riletture e libri  ben scritti che forse…chissà, meriterebbero anche un film….

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A presto,

Nichka