Archivi del giorno: giugno 5, 2011

Elogio della lentezza

Tempo della vita e tempo della cucina. Essi non scorrono con la stessa intensità ed il tempo della cucina per molti di noi è un tempo inutile. Le società occidentali, così frenetiche, così  sempre prese dall’ansia e dalla corsa ( verso cosa e verso chi non si sa…) hanno trovato molti metodi per ridurre il tempo della cucina: le delizie sotto la neve ( quelle del congelatore!), le novità in busta apri-cuoci-e-gusta, i barattoli solo da preriscaldare….ma della lentezza della cucina che ne è stato? Riconoscendo che ci si stanca e che non è facile stare a i fornelli, mi domando perché non attendere i canonici venti minuti del risotto? Ci sono magie chimiche come la lievitazione o il lento sobbollire dell’acqua pazza che non possono ascriversi al tempo “normale”: bisogna saper aspettare. E quando s’impara ad attendere che il composto raddoppi il suo volume o che le carni tenere del pesce si lessino al lento tremolar dell’acqua, allora, secondo me, s’impara ad avere un approccio diverso alla vita. Mi rendo che non è facile e che la vita a volte ci richiede più tempismo di quanto non ne richieda una gelatina di more, ma sono altresì convinta che  il saper aspettare non solo aumenti la nostra ricchezza interiore e che ciò ci riporti ad una dimensione spazio-tempo in cui siamo noi il centro del mondo e non viceversa. E’ fuor di dubbio che la vita ha delle priorità che non sono quelle delle tre ore di cottura del cotechino o del brodo di carne, ma una volta compreso quanto l’attesa possa essere una ricchezza e non una perdita di tempo, allora forse avremmo fatto un passo verso una nuova percezione di noi stessi.

Tempo fa incontrai una mia compagna delle scuole superiori e dopo i convenevoli di rito, i saluti e gli abbracci ci raccontammo nel breve spazio a disposizione quello che avessimo fatto e, ad un certo punto, lei mi disse ” il tempo è un lusso che non mi posso permettere”: rimasi pietrificata. Non  aveva tempo di leggere, di andare al cinema, il lavoro la prendeva così tanto…..

Ecco: riprendiamoci il “nostro” tempo, cominciamo dai  minuti canonici del risotto: io, mentre giro e rigiro il composto con il cucchiaio di legno, ho sempre con me un buon bicchiere di vino…

Ci sono alcune ricette che fanno della lentezza il loro punto di forza: il pane fatto in casa; il pan brioche, la gelatina dolce o salata che essa sia, le uova Bocuse, l’orata all’acqua pazza…..Mi piace pensare il calore lento del fuoco o del bagnomaria caldo avvolgano le pietanze come una dolce coperta. E piano piano la cottura si ultima. Sotto i nostri occhi che vorrebbero i cibi più pronti più svelti, questo lento calore del tempo li rende senz’altro attesi, ma forse, ancora più buoni e saporiti.

LE UOVA BOCUSE

Un uovo intero…o più d’uno a seconda del vostro commensale

burro

sale e pepe q.b.

Ungete senza risparmio una ciotolina di porcellana o un ramequin con del burro, subito dopo aggiungete un pizzico di sale ed uno di pepe (se volete potete ovviare al pizzico di sale con del burro leggermente salato).

Rompete l’uovo e/o le uova nella ciotola ed abbiate cura di porre  i ramequins all’interno di una casseruola nella quale avrete versato un po’ d’acqua, quanto basta affinché essi non galleggino disordinatamente. Ponete la casseruola sul fuoco più basso del vostro piano cottura e…attendete, attendete, attendete……fino a che l’albume non diventi sodettino e fino a  che il tuorlo  si sia  fatto una goccia cremosa…..

Accompagnate le vostre “uova Bocuse” con dei crostini di pane.

 La  bontà e la bellezza delle “uova Bocuse” risiedono nella lentissima cottura e nella solitaria, strabiliante semplicità del loro sapore.

“A” come ACCESSORI

Questa è la storia di uno struggimento.

Mi era capitato di vederla all’interno di un negozio, l’avevo provata in un giorno d’inverno profondo ed intenso vagheggiando un outfit- molto-francese-Miss-Deauville-2011 con marinière e  pantaloni blu. Era rossa e stupenda…..era in nappa morbida ed era stato subito amore…..ma sarebbe stata l’ennesima BORSA che avrei acquistato; sarebbe stato un ulteriore modello di una sterminata collezione…

Ecco allora la girandola inevitabili di domande: valuta i pro e i contro, mi dicevo.La compro o non la compro? e poi quando la uso? Ma un rosso così con che cosa sta bene ? Sei sicura che una tonalità di rosso così si addica anche all’inverno?

Insomma, per farla breve: mi ricordavo un personaggio dei cartoni animati che, indeciso sul da farsi, aveva un angelo buono sulla spalla destra ed un diavoletto tentatore sulla spalla sinistra:  che dramma! Io avevo sempre una risposta per entrambi..

La compro perché è bella ed un rosso così mi manca. Non la compro perché sarebbe un capriccio: non posso comprare tutto quello che vedo: devo fare la formica, devo saper fare delle rinunce.

La compro perché un modello così confortevole in effetti non ce l’ho.  Non la compro perché il modello così confortevole è una variazione della borsa grigia che già possiedi….

HO POSTO FINE ALLO STRUGGIMENTO COMPRANDO LA BORSA ROSSA!!!

E parlando (scrivendo) di borse – vero oggetto feticcio nel gran mare degli accessori- non posso fare a meno di citare Franca Sozzani la quale, nel suo “I capricci della moda. I post del Direttore” (Bompiani) scrive :” La borsa è un simbolo. Appartieni ad una tribù indossando una borsa. Cambi tribù quando cambi la borsa. La borsa ti identifica anche nel modo di essere […] Il risultato è comunque sempre lo stesso. Senza borsa non si esce. E’ l’accessorio che ti accompagna ovunque, oltre il contenitore di tutto il proprio mondo.”

Gli accessori sono la mia passion predominante: quando s’appressano i mesi di marzo, con settembre e novembre, comincia il tourbillon tentatore: le riviste patinate e di moda pubblicano numeri speciali con i quali perdersi nel gioco degli accostamenti….

Scegli la borsa,  scegli le scarpe,  scegli un gioiello,  scegli un cappello (che mai si rivela uno sbaglio): l’accessorio cambia, ingentilisce,  involgarisce (sì, anche quello).

Scegli un monile, scegli un bracciale, cambia la mise e metti l’occhiale: sempre lì andiamo a parare: tante donna in una e per ognuna una spiccata diversa personalità.

Lo aveva capito a suo tempo Wonder Woman che è stata la prima supereroina dei fumetti con i propri accessori: se non è saggezza questa….